Emozioni di un incontro

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Questa mattina, presso il Teatro Manzoni di Monza, le classi 5B1, 4CL e una rappresentanza di studenti di 5BL e 5CL dell’ITI Hensemberger sono stati emozionati (e noi docenti con loro!) dalla senatrice Liliana Segre che ha raccontato la sua storia ad un pubblico di ottocento ragazzi silenziosi e attenti nel seguire le sue parole.

L’incontro è stato organizzato da Milena Bracesco, vicepresidente dell’ANED di Monza e figlia di un deportato mai più tornato a casa, e dalle donne del movimento Libere e Democratiche: presente all’evento, Milena ha introdotto l’arrivo della senatrice proponendo la lettura di alcuni brani tratti dalle lettere del padre che sono stati interpretati da alcuni allievi. Numerosi gli interventi istituzionali: dal sindaco di Monza, Dario Allevi, al Prefetto Giovanna Milani, al Presidente della Provincia, Roberto Invernizzi: tutti concordi che questo incontro sia un evento eccezionale, di grande portata storica ma soprattutto umana, da tenere nel cuore. A loro si è unita Daniela Palumbo, giornalista che ha collaborato con la senatrice Segre alla stesura del suo libro Scolpitelo nel cuore; la scrittrice ha sottolineato la pericolosità dell’indifferenza, parola che è incisa sulla parete all’ingresso del Memoriale della Shoah di Milano, Binario 21, e che campeggia anche oggi, sul fondo del palco. “Nell’indifferenza si nasconde la banalità del Male. Se non c’è assunzione di responsabilità, c’è indifferenza. E nell’indifferenza si nasconde anche l’indicibile di Aushwitz.”

Poi arriva lei, tra la standing ovation di applausi come per una rockstar: i capelli bianchissimi, l’andatura un po’ affaticata dell’ultraottantenne, la grande dignità dello sguardo che vuole puntare su ciascuno dei giovani presenti chiedendo che vengano spente le luci del palco. Si presenta come una nonna che racconta una storia personale, una storia drammatica in cui vuole dare precedenza assoluta all’amore per la vita perché solo così una nonna può raccontare. Una storia d’amore e guerra, di fame e violenza, di umiliazione e paura, di morte e speranza. Una storia che fa male, quella di una bambina “espulsa” dalla scuola senza un motivo se non quello di essere nata ebrea; la storia di una bambina come tante ben presto etichettata come “diversa”, di una bambina che giunge ad Aushwitz continuando a chiedersi “perché”.

Il racconto scorre veloce sul filo dei ricordi: “Sono stata clandestina sulle montagne, richiedente asilo e respinta, detenuta nelle carceri e infine schiava”. Ricordi di persone: il padre cui lascia la mano all’arrivo nel campo e che non rivedrà mai più, il professor Hirsch con cui lavora e che le fa lezioni di storia in momenti rubati al controllo degli aguzzini, Janine che ha perso le dita in una macchina e non supera la crudele selezione di Mengele. Ricordi di luoghi: il paese nel varesotto dove fugge sfollata, i paesaggi sbirciati dalle finestrelle del convoglio nel lungo viaggio verso la “stazione che non esiste”, la Juden Rampe, le baracche del campo, i posti desolanti della lunga marcia della morte … settecento chilometri, un passo dopo l’altro. Ricordi di colori: il grigio ovunque nel campo, le divise, i muri, il cielo polacco; il verde del primo prato della libertà in quella lontana primavera del 1945. Il ricordo dell’SS che cambia l’abito trasformandosi in civile, pronto a tornare dai suoi bambini come se niente fosse, che getta a terra la sua pistola … la tentazione di raccoglierla e compiere un gesto di giustizia … “Io non ero come il mio assassino, avevo sempre scelto la vita. Sono diventata la donna libera e di pace che sono oggi”.

Queste le parole conclusive del lungo racconto di Liliana Segre, questo il suo messaggio di amore per la vita ai nostri ragazzi, questa la speranza per il loro futuro.

Non nascondo che più volte mi sono commossa durante l’incontro, la testimonianza così significativa di questa donna non ha lasciato nessuno indifferente. Quindi Grazie alla senatrice cui ho potuto stringere la mano al termine dell’incontro, Grazie a Milena Bracesco per la proposta e la gentilezza nel gestire ogni difficoltà, Grazie alle colleghe che mi hanno aiutata nell’organizzazione, Grazie ai ragazzi che mi hanno emozionata con la loro serietà.


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