Anna e l’Uomo delle rondini

img_6211Il romanzo d’esordio di Gabriel Savit parla di guerra ma lo fa con delicatezza attraverso gli occhi di Anna: ha sette anni, vive a Cracovia e mai avrebbe pensato che quel 6 novembre 1939 il padre non sarebbe più tornato a prenderla. Dopo lo smarrimento iniziale si affida all’Uomo delle rondini perché, come lei, sa parlare molte lingue compresa quella degli uccelli e lo “stradese”, la lingua che ti salva se sei costretto a percorrere molta strada; e di strada Anna ne farà moltissima insieme all’Uomo delle rondini, in un cammino che li porta ad attraversare più volte Polonia, Russia e Germania devastate dalla guerra con la consapevolezza che “la parola guerra è un macigno in tutte le lingue” (pag. 8) e la speranza di sfuggire agli uomini Orsi e agli uomini Lupi. Dormendo al riparo dei grandi alberi nelle foreste ghiacciate, cibandosi di foglie e radici o grazie all’aiuto di qualche incontro fortunato, camminando fino a consumare scarpe e stivali (ho ripensato a Levi di ritorno da Auschwitz …), Anna e l’Uomo delle rondini imparano molto e si prendono cura l’uno dell’altra tanto che alla piccola sembra impossibile immaginare una vita diversa. Ma tutto cambia anche durante la guerra o forse proprio perché è la guerra che cambia le persone, le prospettive, le situazioni.

Da non perdere perché …

la storia è originale, il messaggio è profondo, lo stile è interessante, la protagonista è incantevole, l’Uomo delle rondini è affascinante.


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